sono molto favorevole all'uso dei gas venefici contro le tribù selvagge (Winston Churchill)
traduzioni
inviaci le tue opinioni, riflessioni, segnalazioni
11 Dicembre
Le donne iraniane sono donne senza paura. Oppure - chissà - sono donne abituate (ma mai rassegnate) a convivere con la paura come si convive con una malattia cronica. Solo che le donne di Iran non hanno perso la speranza di debellare il male e trovare la cura giusta per guarire. E questo perché il male ha un nome e si chiama fondamentalismo, ha degli agenti che sono quelli che si riconoscono nel regime degli Ayatollah e ha una cura che ha il suo principio attivo nel rispetto: dei diritti umani, ovvero della dignità delle persone. Dall'inizio dell'anno in Iran ci sono state 1.878 esecuzioni di condanne a morte: 6 al giorno! È il segno evidente delle difficoltà in cui si trova il regime che ha bisogno di ricorrere alla repressione violenta del dissenso. È un regime che si regge sulla violenza e viene contrastato nonviolentemente dalle donne che ci mettono il corpo. A cominciare dai capelli al vento. Esposti anche a Kish dove erano ben 2.000 a correre la maratona con i capelli liberi dal velo. Se solo nel mondo ci fossero governi pronti a dare priorità a quella sete di libertà rispetto agli interessi economici che li tengono vincolati al regime dei Mullah, la storia avrebbe un altro corso. E a questo riguardo un grazie grande quanto un maxischermo a Jafar Panahi che ha posto magistralmente la sua genialità al servizio della denuncia di quelle violazioni con un film-capolavoro come "Un semplice incidente".