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9 Febbraio
Leone XIV ieri ha concluso l'Angelus con un'affermazione tanto perentoria quanto provocatoria e rischiosa: "Continuiamo a pregare per la pace - ha detto. Le strategie di potenza economica e militare - ce lo insegna la storia - non danno futuro all'umanità. Il futuro sta nel rispetto e nella fratellanza tra i popoli". Una vera e propria denuncia netta e senza scampo di quell'alleanza tanto distruttiva da compromettere lo stesso destino della storia. Il papa ha avuto il coraggio di contestare pubblicamente quanto sta avvenendo sotto gli occhi di tutti e senza che si alzino obiezioni di sostanza. Oggi non sono le guerre a richiedere armi ma le armi a provocare le guerre. Siamo governati dalla logica del profitto che bisogna raggiungere a tutti i costi (e al massimo) sulla pelle della gente. Da un'altra angolatura l'aveva detto con chiarezza persino un presidente Usa, Dwight D. Eisenhower: "Nei consigli di governo dobbiamo guardarci dall'acquisizione di un'influenza indebita, voluta o meno, da parte del complesso militare-industriale. Il potenziale per una disastrosa crescita di potere mal riposto esiste e persisterà". E poi aggiunse: "Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i nostri processi democratici". Era il 17 gennaio 1961 e la situazione era incomparabilmente meno minacciosa rispetto allo strapotere di quell'alleanza oggi.