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11 Febbraio
Lo sfruttamento dei rider di Glovo era sotto gli occhi di tutti e le mandibole di tanti! Eppure nessuno ha trovato il coraggio di denunciare o di sollevare un dubbio. Nella lettura di qualche articolo sui fatti giudiziari che hanno portato Foodinho S.r.l., la controllata italiana della piattaforma di consegne in tribunale, mi sono ritrovato sotto gli occhi una definizione inglese che mi puzzava di fregatura e mi sono documentato. Si trattava della "gig economy". L'intelligenza artificiale mi ha risposto: "La gig economy è un modello economico basato su lavori temporanei, flessibili e su richiesta, in cui le persone svolgono "prestazioni" (dette gig, cioè "lavoretti") invece di avere un impiego stabile con contratto tradizionale". Insomma un sistema in cui i lavoratori operano spesso tramite piattaforme digitali (app o siti web) che mettono in contatto domanda e offerta di servizi. Esempi tipici sono: rider per le consegne (Glovo, Deliveroo, Uber Eats), autisti (Uber), freelance (grafici, traduttori, programmatori), servizi domestici o di assistenza. La caratteristica principale è che i lavoratori sono formalmente autonomi, ma nella pratica dipendono dagli algoritmi della piattaforma, che decidono turni, compensi e valutazioni. "I vantaggi sono la flessibilità e la facilità di accesso al lavoro" - dice l'intelligenza artificiale. Gli svantaggi, però, sono rilevanti - dico io -: assenza di tutele, niente ferie, malattia, pensione, salari da fame e precarietà costante.