inviaci le tue opinioni, riflessioni, segnalazioni
17 Marzo
Per chi suona la campana
Intanto, si va a votare. Non è un regalo e nemmeno un lusso. I dittatori (Trump, Putin, Mussolini) ammazzano la democrazia, ma non è cosi facile: si può fare solo se dorme, cioè se dormiamo pure io e tu.
Secondo, c’è da capire su che cosa si vota. A volte è chiaro, a volte un po’ meno. In questo caso, si parte da questioni “difficili” sulla giustizia; poi spunta, non tanto nascosta, la scelta “Falcone si Falcone no”; infine, ma bisogna essere molto ingenui o molto svegli per capirlo, è il vecchio scontro elementare fra Bruto e Braccio-di-Ferro. Ovvero il Bullo e il Marinaio, il prepotente e il “non-ci-sto”, insomma ci siamo capiti.
La
bella per cui si litiga è lunga e secca e tutt’altro che vamp; si chiama
Olive, probabilmente lavora in qualche
botteguccia del porto. Dei due contendenti uno è
un bestione, l’altro è magrolino e le busca,
ma all’ultimo mo mento tira
fuori (di solito è lei che gliela getta) l’arma miracolosa, ossia una modesta lattina
di spinaci. Col che tutto finisce come deve, ossia col cattivo che vola via scazzottato e
il nostro marinaio che se ne va
vincitore con la sua bella.
Ammetto che tutto ciò
non c’entra niente: dovevamo parlare di politica, no? Però, come il
predicatore di “Moby Dick”, non voglio
privarvi della morale. “La bella,
fratelli miei, è la nostra repubblica. E quanto alla lattina magica,
agli spinaci - qualcuno nella bettola alza il viso -
ebbene, è la libertà, la vostra quotidiana lotta che vi fa forzuti!”. E qua finisce la
predica, e comincia Moby Dick, che vi consiglio assai, già
che ci siamo.
“Fratelli, votare è un conto (scusate,volevo dire cittadini) ma la cosa importante è quel che faremo dopo il voto...”. Ossia, il momento c’è stato, benissimo, avrà il suo peso; eppure la lotta vera comincia dopo. Il referendum, per quanto importante, è soprattutto un termometro, un segno. Spacca il paese in due, i marinai e i sottomessi, li conta. Segna le forze reciproche e le direzioni. Non lo sanno i giornali e i politici, non lo sappiamo manco noi. Eppure, il giorno dopo, si vedrà con chiarezza.
L’operaio della fabbrica, quel giorno di tanti anni fa, non sapeva che quel giorno e quell’anno era il Sessantotto. La ragazzina paesana, uscendo dalla chiesa a testa bassa, non sapeva che fra pochissimo sarebbe arrivato il suo tempo. Nè gli studenti di Falcone nè i contadini di Pio La Torre immaginavano la Storia; ma la stavano facendo. E tu che sei sceso in piazza, in quest’ anno del secolo che è i tuoi vent’anni, non sai - ma lo sai benissimo - che campana sta suonando in questi giorni.