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21 Maggio
Pippo Fava, o Titta Scidà, o l'ingegnere D'Urso, o i ragazzi dell'Alba, non erano i soliti simpatici intellettuali "di sinistra" - Erano un'altra cosa, una cultura e un'esperienza civile molto più articolate e avanzate. Fra loro, c'era anche gente come Caruso o Biani, non strettamente giornalisti ma protagonisti, nel loro campo, di un percorso analogo e parallelo a quello nostro o di Fava. Tutti questi percorsi, e altri ancora, nei momenti alti si sono intrecciati fra loro e hanno prodotto la storia che convenzionalmente (e sommariamente) chiamiamo dei "Siciliani".
L'antimafia sociale, il giornalismo narrato, il punto-titolo, la storia di vita, l'attività di quartiere, i movimenti giovanili, sono tutte tappe di una storia lunga e viva, che ha attraversato tutta Italia e dura ancora.
La loro cifra, di spontaneità ma non di cieco entusiasmo, di seria organizazione ("mestiere") ma non di burocrazia, ha segnato soggetti formalmente diversi ma sostanzialmente uguali: i "Siciliani" di Fava e quelli subito dopo e i successivi, e "Avvenimenti" e l'"Alba", e il Gapa, e i giornali dei carcerati e quelli dei gay, i fogli degli immigrati e quelli degli operai e di scuola e di quartiere, e i "Siciliani giovani" degli anni '80-'90 e quello che stiamo facendo ora. Hanno tutti un'anima in comune.
Se fossero un partito, sarebbero "il partito di Falcone e dei ragazzini": ma sarebbe solo un modo di dire. In realtà hanno segnato una"politica" che non era tradizionale e formale ma di sostanza, un linguaggio che non era elitario o demagogico ma popolare, e un giornalismo nuovissimo, fatto non solo di cronache ma di vite umane. Una cultura - infine - inclusiva e aperta ma serenamente e apertamente schierata con i valori di libertà, di eguaglianza e di sconfinata solidarietà umana.
Tutto questo non ha avuto solo pochi protagonisti isolati. Certo, ha avuto intellettuali elevatissimi e ha avuto anche momenti eroici, ben oltre i consueti limiti umani. Ma questa è solo una parte. I nomi che abbiamo fatto sono solo alcuni. E gli altri? Giornalisti, compagni, magistrati famosi - ma anche centinaia di ragazze e ragazzi comuni che in tutti questi anni hanno sfiorato la storia dei "Siciliani". Ciascuno di loro ha imparato e insegnato qualcosa, ciascuno ha cambiato un pezzetto di storia e ciascuno, poco o molto, ne è stato cambiato.
Questo, nel momento terribile ma decisivo che il nostro mondo sta attraversando, è il contributo nostro. Umile, perché non appartiene personalmente a nessuno di noi, ma consapevole perché sappiamo che c'è. Non è mai stato facile, e oggi lo è meno ancora. A volte spuntare a casa del mafioso, a volte imbarcarsi su una barchetta. A volte in un paesino della Sicilia, a volte in mezzo al mare. A volte sfidando i boss del paese, a volte i re pazzi del mondo: è sempre la stessa cosa. E non è mai solo un "anti", è cambiare il mondo.
Così, senza violenza, senza potere, noi siamo qua, come tanti prima e dopo di noi. Abbiamo una forza, che è il buon mestiere, la buona vita e la buona informazione. Non li regala nessuno e non si possono comprare. Ma sono là, davanti a te, pronti per essere afferrati.
Riccardo Orioles