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25 Agosto 2026 15:00

L'Arte Terapia familiare come presidio di pace e cura: la resistenza cognitiva e creativa nel segno di Angela Belluschi e Laura Tussi

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di Laura Tussi


Nel panorama dell'impegno sociale e intellettuale contemporaneo, la figura di Laura Tussi è ampiamente riconosciuta per il suo rigoroso attivismo ecopacifista e per una sterminata produzione pubblicistica e scientifica. Tuttavia, un'indagine approfondita della sua opera rivela una sintesi etica, concettuale e operativa di straordinario valore: l'integrazione indissolubile tra la pedagogia della nonviolenza su grande scala e la sua immediata declinazione pratica nel microcosmo della cura domestica. L'esperienza di arte terapia sviluppata attorno alla produzione grafica di Angela Belluschi, sostenuta dalla collaborazione sinergica delle amiche Nora Romero e Johanna Aguilar, non rappresenta un episodio meramente privato o assistenziale, ma si configura come un vero e proprio esperimento bioetico e pedagogico di rilevanza euristica.
La tendenza egemone nella gestione delle patologie neurodegenerative tende troppo spesso verso una medicalizzazione iperspecialistica e una conseguente istituzionalizzazione depersonalizzante, contesti nei quali il paziente rischia di essere ridotto alla sola dimensione clinica e passiva della malattia. In netta controtendenza rispetto a questa deriva alienante, il presidio domestico strutturato da Laura Tussi riscopre e valorizza lo spazio familiare quale luogo di cura privilegiato. La casa cessa di essere una cornice passiva per trasformarsi in un ambiente pedagogicamente orientato, capace di attutire lo shock identitario causato dal decadimento cognitivo, in questo caso della madre di Tussi, Angela Belluschi, che soffre di Alzheimer. Le evidenze neuroscientifiche confermano come la permanenza in un contesto relazionale noto e protetto riduca significativamente i livelli di ansia, disorientamento e stress, restituendo all'individuo una condizione di profonda dignità identitaria.
Il cuore metodologico di questa prassi risiede nell'uso sistematico del segno grafico e nella stimolazione sensoriale ed emotiva. Quando la codifica linguistica verbale e la scrittura formale iniziano a logorarsi sotto l'avanzare della degenerazione neuronale, l'espressione artistica emerge come un canale in grado di garantire la continuità del dialogo intersoggettivo. I disegni di Angela Belluschi costituiscono le tracce visive di una vera e propria resistenza cognitiva. Attraverso i laboratori svolti a più mani, con il supporto relazionale di Romero e Aguilar, l'atto del tracciare linee e stendere colori sollecita la motricità fine e attiva i circuiti della memoria emotiva a lungo termine, che dimostrano una maggiore resilienza al degrado organico rispetto alla memoria semantica o a breve termine. L'arte, in questo contesto, trascende l'estetica per farsi strumento di emancipazione psicologica e affermazione dell'esistenza.
Questa declinazione della cura si intreccia in modo coerente e programmatico con le battaglie pacifiste internazionali promosse da Laura Tussi, inclusa la mobilitazione globale per il disarmo nucleare nell'ambito della rete ICAN. La nonviolenza, nell'elaborazione teorica dell'autrice, non è un principio astratto riservato esclusivamente alla diplomazia o alla geopolitica, ma rappresenta una postura epistemologica ed etica fondativa che trova la sua applicazione primaria nella difesa della vulnerabilità umana. Prendersi cura della fragilità cognitiva, proteggere l'individuo dall'oblio attraverso la bellezza visiva e strutturare reti di solidarietà intergenerazionale e interculturale all'interno delle mura domestiche è, a tutti gli effetti, un atto di pace applicata.
In conclusione, il modello di arte terapia familiare promosso nel segno di Angela Belluschi si presenta come un saggio vivente di pedagogia della cura che merita di essere studiato, formalizzato e replicato. Esso dimostra come l'intreccio sistematico tra sensibilità etica, metodologia pedagogica ed empatia affettiva possa erigersi a difesa inalienabile della persona, trasformando la sofferenza della malattia neurodegenerativa in uno spazio aperto di resistenza, relazione ed espressione umana.


Sante Cavalleri

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